Nel reparto Tv di un famoso centro commerciale americano lavorava quello che veniva definito il miglior venditore che il negozio avesse mai visto. I suoi risultati erano sempre i più alti. Si serviva di diverse tecniche per conquistare la fiducia dei suoi clienti. Ma il vero motivo del suo successo era uno solo: riusciva a individuare a colpo d’occhio il cliente più promettente.
In questo video parlo della leva psicologica chiamata “virtual ownership”: scopri che cos’è, a che cosa serve e come sfruttarla al meglio all’interno del tuo sito web.
Buona visione!
Guardando questa simpatica vignetta è facile rendersi conto di come la comunicazione sia cambiata. Se un tempo gli scambi epistolari erano la norma, ora anche un scrivere un SMS, alle volte, sembra troppo! E così ci si lancia in ridicole quanto assurde abbreviazione che tutto fanno tranne che rendere chiara la comunicazione.
Ma c’è un ambito nel quale la contrazione delle frasi pare non aver attecchito: la comunicazione aziendale. Nell’era del 2.0 (che sta invecchiando) e del “Content is the King” capita ancora di imbattersi in frasi di questo tipo:
La Nostra azienda, che opera nel settore da ben 20 anni, è una realtà concorrenziale nel tessuto regionale nonché competitiva nella larga scala della dimensione nazionale. Pertanto siamo certi che la Nostra azienda sarà in grado di soddisfare ogni Vostra necessità, dalla piccola alla grande organizzazione. Sarà un piacere confrontarci con Voi per individuare la migliore strategia da porre in essere per il benessere dei Vostri clienti e del Vostro business.
71 parole che dicono poco. Anzi nulla. Aprire in questo modo significa sprecare il primo e più importante paragrafo di una home. continua
“A me gli occhi”: come indirizzare lo sguardo lungo la pagina web (Video)
Pubblicato da Elena 3 Commenti
Quando guardi la fotografia di un gruppo di persone, quante volte ti è capitato di cogliere al volo il volto di qualcuno che conosci? Oppure, mentre sei a fare la spesa: ti guardi intorno e riconosci subito un compagno delle elementari che non vedevi da anni.
E’ un fenomeno che capita a tutti gli esseri umani, perché la nostra mente è programmata per riconoscere i volti.
In questo video spiego in breve che cos’è la FFA, quali sono le sue caratteristiche e come utilizzare la capacità di riconoscere i volti per indirizzare lo sguardo dell’utente sulla pagina web.
Buona visione!
Come ci vedono, come li vediamo: breve viaggio nella mente degli utenti
Pubblicato da Elena 8 CommentiE’ inevitabile: gli utenti ci vedono come degli alieni. E noi vediamo loro come dei trogloditi! Si tratta, ovviamente, di una generalizzazione, ma che porta a riflettere: quanto bene conosciamo il nostro target? Spesso chi lavora dietro al monitor tende a generalizzare, a vedere gli errori non come sue disattenzioni ma come incapacità croniche degli utenti. Ma non è così.
Per quanto siano poco alfabetizzati, gli utenti devono sempre essere il punto di riferimento. E’ su di loro che dobbiamo costruire le strategie, le interfacce ed il design per rendere la nostra comunicazione in linea con le loro aspettative. E se non ci riusciamo non è colpa loro, ma nostra.
Perciò, quando un prodotto non funziona, o un sito non converte chiediamoci prima di tutto se abbiamo studiato bene il nostro target.
Molti ne sono affetti ma non lo sanno. Guardano il design che hai appena progettato, forse notano il buon bilanciamento fra pieni e vuoti, l’armonia che hai creato fra gli elementi compositivi grazie al white space. Poi però si manifesta il disagio, il momento di mancamento, il colpo di testa: “Bello!…Ma non si potrebbe riempire un po’?!?”. Eccolo, l’ha detto.
L’espressione latina “Horror Vacui” si riferisce alla paura del vuoto, inteso come spazio libero da elementi. Il primo ad utilizzarla in ambito artistico è stato il critico italiano Mario Praz, che la citava per descrivere la densa confusione di oggetti delle stanze di epoca vittoriana. L’Horror Vacui non è altro che il desiderio di riempire lo spazio di cose, di non lasciare spazi vuoti o angoli sguarniti. continua
“Perché fare oggi ciò che potresti fare domani?” Progetti, ansia ed organizzazione
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In America la chiamano la “I’ll do it tomorrow – category”.
Nel 1970 il 5% degli americani ammetteva di procrastinare regolarmente le sue attività; oggi a confessarlo è il 26%. Noi italiani non siamo da meno: rimandare a domani ciò che si potrebbe far oggi aumenta esponenzialmente la tendenza a procrastinare. Allo stesso tempo cresce proporzionalmente anche l’ansia per il compito o l’attività che dev’essere terminata. In sintesi, si crea un circolo vizioso che è bene rompere. Ecco qualche consiglio.
I primi giorni dell’anno sono i migliori per fare progetti: 12 mesi nuovi di zecca che aspettano soltanto di essere impiegati nel miglior modo possibile. Specializzarsi in una nuova tematica, approfondire le proprie conoscenze o semplicemente scoprire qualche cosa di più su di un argomento che ci potrebbe essere utile. Come ad esempio la UX.
“Undercover User Experience Design” è un agile manualetto che affronta la UX con un tono dinamico e molto pratico. Scritto da Cennydd Bowles e James Box non è una semplice introduzione all’argomento, bensì un elenco denso e operativo di consigli per imparare a guardare il mondo del design (in ogni senso) in modo diverso.
“Once you catch the user experience bug, the world changes. Doors open the wrong way, websites don’t work, and companies don’t seem to care. And while anyone can learn the UX remedies usability testing, personas, prototyping and so on unless your organization ‘gets it’, putting them into practice is trickier”.
Un interessante punto di partenza per progettare i buoni propositi dell’anno nuovo.
Conosciamo le origini di molte cose: del telefono, della lampadina, della prima auto. Ma cosa mi dite della pubblicità: chi ne è stato l’inventore? A quando risale il primo messaggio promozionale? Tutto ebbe inizio nell’antico Egitto, per cui mettetevi comodi ed iniziate ad immaginare un tipico mercato all’ombra delle piramidi… continua
Profumi e fragranze: piccoli espedienti natalizi che rafforzano il brand
Pubblicato da Elena 9 Commenti
Ricordate l’aroma della torta della nonna che mangiavate da piccoli? Oppure quello fresco e pungente della casa delle vacanze? O ancora il profumo di nuovo di un’auto appena comprata?
I ricordi olfattivi sono i più persistenti: a livello neurologico il naso trasmette le informazioni che riceve direttamente all’old brain, la parte rettile e più istintuale del nostro cervello.
Giocando sulla persistenza di questi ricordi, Hyundai ha inviato ai clienti una holiday card contenente una decorazione per l’albero di Natale: un “arbre magique” modello sportivo, che profuma di auto nuova!
Quello che avreste voluto sapere su Babbo Natale ma i vostri genitori non hanno mai voluto dirvi!
Pubblicato da Elena Nessun Commento
Finalmente è la notte del 24 dicembre. Ascoltate, sta scendendo dal camino: è alto, magro, vestito da prete…No, un attimo: questo non è Babbo Natale! E allora, chi diamine è?!? Fermi tutti: facciamo un passo indietro.
La storia di Babbo Natale è lunga e complicata: basta dare un’occhiata alla pagina a lui dedicata su Wikipedia per rendersi conto di quante e quali siano le origini legate all’ometto che porta i regali. Nel corso dei secoli le sue rappresentazioni sono state viziate dalle tradizioni di origine, ed ancora adesso lo si può trovare in abiti da vescovo in Belgio, Repubblica Ceca e Paesi Bassi.



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