Che cosa la bandiera del Giappone può insegnarci a livello di design

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In questi giorni mi è capitato fra le mani uno dei libri di Bruno Munari che amo di più: “Arte come mestiere”. In questo volumetto il grande designer italiano raccoglie molte delle sue riflessioni sulla progettazione, la comunicazione visiva ed il design. Ogni pagina racchiude un insegnamento senza tempo che è possibile applicare ad una brochure come ad un sito web.
Proprio sfogliandone distrattamente alcune pagine, ho ritrovato il bel capitoletto “Il manifesto a immagine centrale”, nel quale si parla di manifesti ed impaginazione.
Munari offre questo interessante spunto:

“Esiste uno schema di manifesto al quale spesso i grafici fanno riferimento, per l’efficacia visiva, ed è la bandiera giapponese: un disco rosso in campo bianco. Perché questo schema così semplice ha molta efficacia visiva? Perché il campo bianco isola e stacca il disco da tutto ciò che lo circonda, da qualunque tipo di manifesto e perché il disco è una figura dalla quale l’occhio non si stacca facilmente. Infatti l’occhio (lo sguardo) è abituato a fuggire dalle punte, come dalla punta della freccia, per esempio.”

Ecco così riassunto da Munari che cos’è il “white space”, lo spazio vuoto attorno ad un elemento che concentra l’attenzione, focalizza lo sguardo e permette al messaggio di comunicare senza distrazioni e rumore di fondo. continua

Pricing Tables: come rendere più motivante la tua offerta

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Quando si parla di prezzo, spesso lo si considera soltanto dal punto di vista quantitativo: meglio 9 e 99, oppure 7 e 99? Prezzo intero o super scontato?

Molte volte a fare la differenza non è solo il valore in sè, ma anche il modo in cui il prezzo viene presentato. La sezione del costo non dovrebbe limitarsi ad uno sterile numero, magari scritto in piccolo per ridurne l’impatto. Al contrario, dev’essere presentato in modo chiaro e accattivante, utilizzando un design che metta in mostra i vantaggi e risponda alle possibili obiezioni del cliente.

In questo video parlerò di “pricing tables“: che cosa sono e come utilizzare al meglio all’interno delle vostre pagine. Buona visione!

In Svizzera, chi beve “perde” le chiavi

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In Svizzera, il concetto di “Non bere se devi guidare” lo comunicano così. Forse non sarà super incisivo, ma di certo fa riflettere, sorridendo.

Come conquistare il cliente: il potere della Virtual Ownership (Video)

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Nel reparto Tv di un famoso centro commerciale americano lavorava quello che veniva definito il miglior venditore che il negozio avesse mai visto. I suoi risultati erano sempre i più alti. Si serviva di diverse tecniche per conquistare la fiducia dei suoi clienti. Ma il vero motivo del suo successo era uno solo: riusciva a individuare a colpo d’occhio il cliente più promettente.

In questo video parlo della leva psicologica chiamata “virtual ownership”: scopri che cos’è, a che cosa serve e come sfruttarla al meglio all’interno del tuo sito web.
Buona visione!

L’involuzione della comunicazione (aziendale)

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Guardando questa simpatica vignetta è facile rendersi conto di come la comunicazione sia cambiata. Se un tempo gli scambi epistolari erano la norma, ora anche un scrivere un SMS, alle volte, sembra troppo! E così ci si lancia in ridicole quanto assurde abbreviazione che tutto fanno tranne che rendere chiara la comunicazione.

Ma c’è un ambito nel quale la contrazione delle frasi pare non aver attecchito: la comunicazione aziendale. Nell’era del 2.0 (che sta invecchiando) e del “Content is the King” capita ancora di imbattersi in frasi di questo tipo:

La Nostra azienda, che opera nel settore da ben 20 anni, è una realtà concorrenziale nel tessuto regionale nonché competitiva nella larga scala della dimensione nazionale. Pertanto siamo certi che la Nostra azienda sarà in grado di soddisfare ogni Vostra necessità, dalla piccola alla grande organizzazione. Sarà un piacere confrontarci con Voi per individuare la migliore strategia da porre in essere per il benessere dei Vostri clienti e del Vostro business.

71 parole che dicono poco. Anzi nulla. Aprire in questo modo significa sprecare il primo e più importante paragrafo di una home. continua

“A me gli occhi”: come indirizzare lo sguardo lungo la pagina web (Video)

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Quando guardi la fotografia di un gruppo di persone, quante volte ti è capitato di cogliere al volo il volto di qualcuno che conosci? Oppure, mentre sei a fare la spesa: ti guardi intorno e riconosci subito un compagno delle elementari che non vedevi da anni.
E’ un fenomeno che capita a tutti gli esseri umani, perché la nostra mente è programmata per riconoscere i volti.

In questo video spiego in breve che cos’è la FFA, quali sono le sue caratteristiche e come utilizzare la capacità di riconoscere i volti per indirizzare lo sguardo dell’utente sulla pagina web.

Buona visione!

Come ci vedono, come li vediamo: breve viaggio nella mente degli utenti

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E’ inevitabile: gli utenti ci vedono come degli alieni. E noi vediamo loro come dei trogloditi! Si tratta, ovviamente, di una generalizzazione, ma che porta a riflettere: quanto bene conosciamo il nostro target? Spesso chi lavora dietro al monitor tende a generalizzare, a vedere gli errori non come sue disattenzioni ma come incapacità croniche degli utenti. Ma non è così.

Per quanto siano poco alfabetizzati, gli utenti devono sempre essere il punto di riferimento. E’ su di loro che dobbiamo costruire le strategie, le interfacce ed il design per rendere la nostra comunicazione in linea con le loro aspettative. E se non ci riusciamo non è colpa loro, ma nostra.
Perciò, quando un prodotto non funziona, o un sito non converte chiediamoci prima di tutto se abbiamo studiato bene il nostro target.

Anche il tuo cliente soffre di “Horror Vacui”? Ecco la cura ;-)

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Molti ne sono affetti ma non lo sanno. Guardano il design che hai appena progettato, forse notano il buon bilanciamento fra pieni e vuoti, l’armonia che hai creato fra gli elementi compositivi grazie al white space. Poi però si manifesta il disagio, il momento di mancamento, il colpo di testa: “Bello!…Ma non si potrebbe riempire un po’?!?”. Eccolo, l’ha detto.

L’espressione latina “Horror Vacui” si riferisce alla paura del vuoto, inteso come spazio libero da elementi. Il primo ad utilizzarla in ambito artistico è stato il critico italiano Mario Praz, che la citava per descrivere la densa confusione di oggetti delle stanze di epoca vittoriana. L’Horror Vacui non è altro che il desiderio di riempire lo spazio di cose, di non lasciare spazi vuoti o angoli sguarniti. continua

“Perché fare oggi ciò che potresti fare domani?” Progetti, ansia ed organizzazione

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In America la chiamano la I’ll do it tomorrow – category.
Nel 1970 il 5% degli americani ammetteva di procrastinare regolarmente le sue attività; oggi a confessarlo è il 26%. Noi italiani non siamo da meno: rimandare a domani ciò che si potrebbe far oggi aumenta esponenzialmente la tendenza a procrastinare. Allo stesso tempo cresce proporzionalmente anche l’ansia per il compito o l’attività che dev’essere terminata. In sintesi, si crea un circolo vizioso che è bene rompere. Ecco qualche consiglio.

continua

Un buon proposito per l’anno nuovo: studiate più UX

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Undercover User Experience DesignI primi giorni dell’anno sono i migliori per fare progetti: 12 mesi nuovi di zecca che aspettano soltanto di essere impiegati nel miglior modo possibile. Specializzarsi in una nuova tematica, approfondire le proprie conoscenze o semplicemente scoprire qualche cosa di più su di un argomento che ci potrebbe essere utile. Come ad esempio la UX.

Undercover User Experience Design” è un agile manualetto che affronta la UX con un tono dinamico e molto pratico. Scritto da Cennydd Bowles e James Box non è una semplice introduzione all’argomento, bensì un elenco denso e operativo di consigli per imparare a guardare il mondo del design (in ogni senso) in modo diverso.

“Once you catch the user experience bug, the world changes. Doors open the wrong way, websites don’t work, and companies don’t seem to care. And while anyone can learn the UX remedies usability testing, personas, prototyping and so on unless your organization ‘gets it’, putting them into practice is trickier”.

Un interessante punto di partenza per progettare i buoni propositi dell’anno nuovo.