Category Archives: Spunti ed idee

Creatività, sostantivo femminile

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Sembra una storia come tante: è il 1870 e una giovane donna lascia la Germania per emigrare in America, a New York. I tempi sono duri, non è facile sbarcare il lunario. Tutto diventa più complicato quando il marito muore e la lascia da sola a badare a se stessa. Ma Mathilde C. Weil non si scoraggia e avvia una piccola attività: acquista spazi pubblicitari sulle riviste per amici che vogliono promuovere i loro business. E con coraggio e determinazione nel 1880 apre la sua agenzia di comunicazione, la M.C. Weil Agency. La sua capacità di capire in anticipo che cosa le donne vogliono leggere sulle riviste specializzate la porta in fretta a salire i gradini del successo. Muore nel 1903 lasciando una fortuna, e sarà ricordata da tutti come la prima donna della pubblicità.

Il mondo della comunicazione viene ancor oggi vissuto come un settore prevalentemente maschile. Film e serie televisive -come Mad Man- hanno aperto le porte degli uffici creativi raccontandoci le storie di uomini ben vestiti e pettinati, sempre intenti ad accendere l’ennesima sigaretta e distratti dalle curve disegnate di qualche ammiccante segretaria. Il ruolo della creatività femminile non è quasi mai stato valorizzato a dovere. Eppure le donne rappresentano una componente importante di questo campo e lo testimoniano le tante creative che in questi decenni hanno firmato campagne degne di nota. continua

Single Page Website: quando una pagina può bastare

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Se paragonati al mondo della carta stampata, alcuni siti appaiono come dei magazine patinati: strutturati in modo preciso, brillanti nella scelta di design e immagini, ricchi di informazioni organizzate su più livelli di approfondimento.
Accanto a questi, negli ultimi tempi si sono affiancati dei siti per così dire “flyer”: agili da navigare, compatti e che, nello spazio di una pagina, offrono tutte le informazioni di cui hai bisogno.

Sono i Single Page Websites, siti web “self-contained” caratterizzati da una navigazione verticale o orizzontale grazie alla quale l’utente si sposta da una sezione all’altra del sito muovendosi sempre all’interno della stessa pagina.

Questo tipo di struttura si presta efficacemente ad ospitare varie tipologie di contenuti: dai portfolio ai siti single product, dalle app ai corporate site di piccole e medie imprese.

Ma quali sono i vantaggi di questo approccio? E quali gli svantaggi? Proviamo a mettere un po’ d’ordine. continua

Camomilla creativa: un design singolare per promuovere un classico

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Quando si ha a che fare con prodotti diffusi e conosciuti, diventa difficile trovare la leva giusta per promuoverli in modo efficace. “Il target ha già visto tutto” ci si ripete, e le idee che si rincorrono sono sempre le stesse. È questo il problema che si sono trovati ad affrontare alla M&C Saatchi, quando gli è stato chiesto di creare una nuova campagna per la camomilla Boh.

Che sia rilassante lo sanno tutti, ma come comunicarlo senza ricorrere alle solite frasi? I creativi dell’agenzia hanno pensato di affidarsi ai simboli e ad una bella infusione di idee. continua

Comunicazioni con le gambe corte: la fiducia al primo posto -online e offline

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Una donna di Capitol Heights, Deborah Fashakin, ha contattato la polizia locale per denunciare urgentemente un furto. Oggetto della rapina: la sua auto; motivo dell’urgenza: sul sedile posteriore c’erano i suoi tre figli di uno, quattro e cinque anni. Allertati da tale richiesta, i poliziotti del distretto si sono mobilitati in massa. Quando l’auto è stata finalmente trovata, dei tre bambini non c’era traccia. E’ stato a quel punto che la donna ha confessato che i bambini non erano affatto in auto. La Fashakin voleva ritrovare quanto prima la sua auto, e la bugia sui bambini, ne era convinta, avrebbe velocizzato l’intervento delle forze dell’ordine. La donna è stata accusata di procurato allarme e rilasciata soltanto dopo il pagamento di una cauzione da 5000 dollari.

Online certe aziende si comportano come la donna di Capitol Heights: la sparano grossa per attirare utenti sul sito web o su un landing page, ma quando si passa a esaminare i contenuti si scopre che é tutta una bufala. E non sto parlando soltanto di promozioni evidentemente “sòla”, ma anche di brand che scelgono la strada più corta per attrarre nuovi clienti. continua

Oltre la carta: la designer russa Yulia Brodskaya e la sua creatività fatta a strisce

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Quando pensiamo alla carta, il primo impiego che ci viene in mente è come supporto sul quale stampare, disegnare e progettare. Yulia Brodskaya, però, non la pensa così: la designer russa utilizza questo materiale per realizzare delle illustrazioni particolarmente intriganti.

Le immagini digitali non sono così affascinanti come quelle fatte a mano” afferma la designer in quest’intervistaNaturalmente ci sono opere digitali che apprezzo, ma non mi fanno mai pensare “vorrei anch’io poterle fare così””.

Alla base di tutto c’è la carta, un materiale caldo e morbido che nelle sua mani diventa un mezzo creativo di ineguagliabile duttilità. Ecco una bella carrellata di sue creazioni. continua

Il buono del caffè inizia dal divano: comunicazione, design, esperienza

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Il caffè più cattivo che abbia mai bevuto l’ho trovato da Starbucks. Una tazzona immensa riempita fino all’orlo di un liquido marroncino che dell’aroma del nettare scuro aveva ben poco. Ricordo con chiarezza il sapore indistinto dell’intruglio, la lunga fila per accaparrarsi il bicchierone, lo stecchino di legno con il quale imbrattarsi le dita cercando di girare lo zucchero. Per un’amante del caffè è stato un pessimo esperimento; per una studiosa di design è stata un’avventura ricca di spunti e suggestioni. Perché quando si entra da Starbucks il caffè è soltanto uno dei tanti desideri che si vuole esaudire. Quello che la gente realmente cerca è un’esperienza. continua

Ricerche di mercato? Meglio passare un po’ di tempo con i bambini

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Le ricerche di mercato non sempre ci azzeccano. Non riescono a cogliere ciò che il cliente vuole veramente, perché in genere nemmeno lui lo sa!

Brian Miller, strategy director alla Sense Worldwide, si è preso un periodo sabbatico di due anni per seguire i figli e durante tale intervallo ha scoperto che osservando da vicino i bambini si possono trarre delle interessanti conclusioni a livello di marketing. La sua esperienza conferma che lo studio in prima persona è una delle migliori armi a disposizione di ogni marketer.

Ecco 3 delle cinque osservazioni che Miller ha condiviso con i lettori di Fastcodesign.com. continua

I font possono influenzare il modo in cui percepiamo cos’è vero e cosa no?

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Errol Morris, regista e opinionista del New York Times, si è posto un giorno questa domanda. E per trovare una risposta ha coinvolto circa 45.000 ignari lettori del Nytimes.com.

Ecco come si è svolto l’esperimento: Morris ha incoraggiato i lettori a esaminare un passo tratto dall’inizio di Infinity, del fisico David Deutsch; il brano si riferisce all’improbabilità che la Terra venga distrutta da un asteroide. Il testo veniva presentato di volta in volta e in modo casuale con un font diverso: Computer Modern, Georgia, Helvetica, Trebuchet, Comic Sans e Baskerville. Al termine della lettura, Morris ha chiesto a ogni partecipante di dichiararsi favorevole o meno alla teoria di Deutsch esprimendo la posizione su di un questionario. continua

Se il testimonial rappresenta la vera usp del prodotto

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Le olimpiadi di Londra si stanno avvicinando, ed i grandi brand fanno il possibile per accaparrarsi i migliori testimonial sportivi legati all’evento. Puma può vantare la presenza di un atleta stellare, celebre e celebrato non soltanto per le sue vittorie, ma anche per un carattere che lo rende memorabile e deliziosamente arrogante. Avete capito chi è? No?! Lo trovate in questo simpaticissimo spot, giusto alla fine.
Perché in fondo, a parità di prodotti, la vera usp è soltanto lui!

Un gioco di brand: riconoscerli dai dettagli.

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L’estate è ormai arrivata, e con essa la voglia di mare, libri e giochi sotto l’ombrellone. Vi ripropongo perciò un divertente quiz che ho pubblicato tempo fa e prende ispirazione dall’interessante lavoro Heidi Cody.

Antropologa ed artista, Heidi Cody afferma una teoria molto interessante sul potere dei brand: le persone sono in grado di riconoscere un logo famoso guardando anche soltanto una delle lettere che ne compongono il marchio. La sua installazione “American Alphabet” è nata proprio sulla scia di questa consapevolezza, ed è composta da cubi retro illuminati che portano impresse sul fronte le lettere prese a prestito da noti brand d’oltre oceano. continua