Christian Caujolle, photo editor del quotidiano Libération e fondatore dell’agenzia Vu, in un articolo del 2 maggio 2012 afferma:
“L’attualità sempre più spesso fa ricorso a immagini realizzate con gli smartphone privilegiando l’immediatezza rispetto alla qualità. Di recente Charles Platiau, della Reuters, ha scattato una foto alla mostra Degas et le nu […]. Un visitatore riprende con il suo smartphone una donna che fa il bagno in uno dei tanti quadri in mostra. Viene da chiedersi perché. Per ricordo? Per vantarsi con gli amici? Per avere l’illusione di possedere una riproduzione (di scarsa qualità) del quadro? O magari per provare una funzione del suo telefono? Di solito alle mostre è vietato scattare foto e gli apparecchi vanno lasciati all’ingresso. Presto toccherà ai telefoni. Poco male”.
Personalmente non comprendo e non sono d’accordo con questa volontà di demonizzare smartphone e tablet soltanto perché in grado di catturare un’immagine. Perché, mi chiedo? Che cosa si teme? continua










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