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	<title>Visual Communication - Elena Veronesi Blog</title>
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	<description>Il Blog sulla Comunicazione Visiva</description>
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		<title>Come conquistare il cliente: il potere della Virtual Ownership (Video)</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 09:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ideas]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel reparto Tv di un famoso centro commerciale americano lavorava quello che veniva definito il miglior venditore che il negozio avesse mai visto. I suoi risultati erano sempre i più alti. Si serviva di diverse tecniche per conquistare la fiducia dei suoi clienti. Ma il vero motivo del suo successo era uno solo: riusciva a<br/><a href="http://www.elenaveronesi.com/verox-pensiero/1799/come-conquistare-il-cliente-il-potere-della-virtual-ownership-video.php" class="more-link"><span><b>more</b></span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mlpseminar.com/virtual-ownership"><img class="previewimage"   title="Il Potere della Virtual Ownership" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/Il-Potere-della-Virtual-Ownership.png" alt="" width="639" height="383" style="margin-bottom: 20px"/></a></p>
<p>Nel reparto Tv di un famoso centro commerciale americano lavorava quello che veniva definito il miglior venditore che il negozio avesse mai visto. I suoi risultati erano sempre i più alti. Si serviva di diverse<strong> tecniche per conquistare la fiducia</strong> dei suoi clienti. Ma il vero motivo del suo successo era uno solo: riusciva a individuare a colpo d’occhio<strong> il cliente più promettente</strong>.<br />
<br />
<a href="http://www.mlpseminar.com/virtual-ownership" target="_blank">In questo video</a> parlo della leva psicologica chiamata “virtual ownership”: scopri che cos’è, a che cosa serve e come sfruttarla al meglio all’interno del tuo sito web.<br />
<em>Buona visione!</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’involuzione della comunicazione (aziendale)</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:19:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spunti ed idee]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardando questa simpatica vignetta è facile rendersi conto di come la comunicazione sia cambiata. Se un tempo gli scambi epistolari erano la norma, ora anche un scrivere un SMS, alle volte, sembra troppo! E così ci si lancia in ridicole quanto assurde abbreviazione che tutto fanno tranne che rendere chiara la comunicazione. Ma c’è un<br/><a href="http://www.elenaveronesi.com/spunti-ed-idee/1769/linvoluzione-della-comunicazione-aziendale.php" class="more-link"><span><b>more</b></span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/social.jpg" rel="lightbox[1769]"><img class="previewimage"   title="L'involuzione della comunicazione (aziendale)" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/social.jpg" alt="" width="298" height="195" /></a>Guardando questa simpatica vignetta è facile rendersi conto di<strong> come la comunicazione sia cambiata</strong>. Se un tempo gli scambi epistolari erano la norma, ora anche un scrivere un SMS, alle volte, sembra troppo! E così ci si lancia in ridicole quanto assurde abbreviazione che tutto fanno tranne che rendere chiara la comunicazione.</p>
<p>Ma c’è un ambito nel quale la contrazione delle frasi pare non aver attecchito: la comunicazione aziendale. Nell’era del 2.0 (che sta invecchiando) e del “Content is the King” capita ancora di imbattersi in frasi di questo tipo:</p>
<blockquote><p>La Nostra azienda, che opera nel settore da ben 20 anni, è una realtà concorrenziale nel tessuto regionale nonché competitiva nella larga scala della dimensione nazionale. Pertanto siamo certi che la Nostra azienda sarà in grado di soddisfare ogni Vostra necessità, dalla piccola alla grande organizzazione. Sarà un piacere confrontarci con Voi per individuare la migliore strategia da porre in essere per il benessere dei Vostri clienti e del Vostro business.</p></blockquote>
<p><strong>71 parole che dicono poco</strong>. Anzi nulla. Aprire in questo modo significa sprecare il primo e più importante paragrafo di una home.<span id="more-1769"></span></p>
<p>Comunicare in modo efficace significa prima di tutto <strong>distillare le informazioni</strong>, spremerne tutto il succo affinché sia gustoso e ricco di vitamine. Ed in secondo luogo creare curiosità, <strong>stuzzicare l’interesse</strong>, far venire voglia di leggere ancora, di saperne di più. Come in questo simpatico esempio, dove già dalle prime righe veniamo solleticati e piacevolmente provocati:</p>
<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/Zises-Strategic-Communications.png" rel="lightbox[1769]"><img class="aligncenter  wp-image-1773" style="margin-bottom: 20px;" title="Zises Strategic Communications" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/Zises-Strategic-Communications-e1328695948732.png" alt="" width="594" height="361" /></a><br />
Far capire questo ai clienti non è sempre facile. Soprattutto quando insistono per uno stile (il loro) che non è assolutamente efficace. “<em>E’ troppo semplice scritto così! Non è professionale, non sembriamo seri!</em>” ci si sente dire. Come nel caso del <a href="http://www.elenaveronesi.com/utilita/1711/anche-il-tuo-cliente-soffre-di-horror-vacui.php" target="_blank"><strong>white space</strong></a> anche in queste circostanze siano noi professionisti i primi a dover <strong>educare il cliente</strong>: offriamogli informazioni chiare, facciamogli capire l’importanza di essere concreti e non noiosi. E soprattutto cerchiamo di far entrare in quelle teste che, parafrasando la celebre affermazione di <em>Mies Van Der Rohe</em>, quasi mai “<strong>More is More</strong>”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>“A me gli occhi”: come indirizzare lo sguardo lungo la pagina web (Video)</title>
		<link>http://www.elenaveronesi.com/pillole-di-grafica/1743/a-me-gli-occhi-come-indirizzare-lo-sguardo-lungo-la-pagina-web.php</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 14:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole di grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando guardi la fotografia di un gruppo di persone, quante volte ti è capitato di cogliere al volo il volto di qualcuno che conosci? Oppure, mentre sei a fare la spesa: ti guardi intorno e riconosci subito un compagno delle elementari che non vedevi da anni. E’ un fenomeno che capita a tutti gli esseri<br/><a href="http://www.elenaveronesi.com/pillole-di-grafica/1743/a-me-gli-occhi-come-indirizzare-lo-sguardo-lungo-la-pagina-web.php" class="more-link"><span><b>more</b></span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mlpseminar.com/volti-persuasivi" target="_blank"><img class="previewimage"  src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/I-Volti-della-Persuasione-–-Mastering-Landing-Pages-Seminar1-e1328193155504.png" alt="" title="I Volti della Persuasione – Mastering Landing Pages Seminar" width="620" height="370"  style="margin-bottom: 12px;" /></a><br />
Quando guardi la fotografia di un gruppo di persone, quante volte ti è capitato di cogliere al volo il volto di qualcuno che conosci? Oppure, mentre sei a fare la spesa: ti guardi intorno e riconosci subito un compagno delle elementari che non vedevi da anni.<br />
E’ un fenomeno che capita a tutti gli esseri umani, perché<strong> la nostra mente è programmata per riconoscere i volti.</strong></p>
<p>In <a href="http://www.mlpseminar.com/volti-persuasivi" target="_blank">questo video</a> spiego in breve <strong>che cos’è la FFA</strong>, quali sono le sue caratteristiche e come utilizzare la capacità di riconoscere i volti per indirizzare lo sguardo dell’utente sulla pagina web.<em></em></p>
<p><em>Buona visione!</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come ci vedono, come li vediamo: breve viaggio nella mente degli utenti</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 10:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ideas]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ inevitabile: gli utenti ci vedono come degli alieni. E noi vediamo loro come dei trogloditi! Si tratta, ovviamente, di una generalizzazione, ma che porta a riflettere: quanto bene conosciamo il nostro target? Spesso chi lavora dietro al monitor tende a generalizzare, a vedere gli errori non come sue disattenzioni ma come incapacità croniche degli<br/><a href="http://www.elenaveronesi.com/verox-pensiero/1730/come-ci-vedono-come-li-vediamo.php" class="more-link"><span><b>more</b></span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/miniatura_salvaspazio.jpg" rel="lightbox[1730]"><img class="previewimage"   title="" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/miniatura_salvaspazio.jpg" alt="" width="1" height="1" /></a><br />
<a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/420046_3148242235866_1559392895_2914375_737556523_n.jpg" rel="lightbox[1730]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1731" title="Utenti visiti dai programmatori, e viceversa" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/420046_3148242235866_1559392895_2914375_737556523_n.jpg" alt="" width="381" height="341" /></a></p>
<p>E’ inevitabile: gli utenti ci vedono come degli alieni. E noi vediamo loro come dei trogloditi! Si tratta, ovviamente, di una generalizzazione, ma che porta a riflettere: <strong>quanto bene conosciamo il nostro target?</strong> Spesso chi lavora dietro al monitor tende a generalizzare, a vedere gli errori non come sue disattenzioni ma come incapacità croniche degli utenti. Ma non è così.</p>
<p>Per quanto siano poco alfabetizzati, gli utenti devono sempre essere <strong>il punto di riferimento</strong>. E’ su di loro che dobbiamo costruire le strategie, le interfacce ed il design per rendere la <strong>nostra comunicazione in linea con le loro aspettative</strong>. E se non ci riusciamo non è colpa loro, ma nostra.<br />
Perciò, quando un prodotto non funziona, o un sito non converte chiediamoci prima di tutto se abbiamo studiato bene il nostro target.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anche il tuo cliente soffre di “Horror Vacui”? Ecco la cura ;-)</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Utilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti ne sono affetti ma non lo sanno. Guardano il design che hai appena progettato, forse notano il buon bilanciamento fra pieni e vuoti, l’armonia che hai creato fra gli elementi compositivi grazie al white space. Poi però si manifesta il disagio, il momento di mancamento, il colpo di testa: “Bello!&#8230;Ma non si potrebbe riempire<br/><a href="http://www.elenaveronesi.com/utilita/1711/anche-il-tuo-cliente-soffre-di-horror-vacui.php" class="more-link"><span><b>more</b></span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/vetrina.jpg" rel="lightbox[1711]"><img class="previewimage"   title="Vetrine ed Horror Vacui" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/vetrina.jpg" alt="" width="165" height="220" /></a>Molti ne sono affetti ma non lo sanno. Guardano il design che hai appena progettato, forse notano il buon bilanciamento fra pieni e vuoti, l’armonia che hai creato fra gli elementi compositivi grazie al white space. Poi però <strong>si manifesta il disagio</strong>, il momento di mancamento, il colpo di testa: “<em>Bello!&#8230;Ma non si potrebbe riempire un po’?!?</em>”. Eccolo, l’ha detto.</p>
<p>L’espressione latina “<strong>Horror Vacui</strong>” si riferisce alla <strong>paura del vuoto</strong>, inteso come spazio libero da elementi. Il primo ad utilizzarla in ambito artistico è stato il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Praz" target="_blank">critico italiano Mario Praz</a>, che la citava per descrivere la <strong>densa confusione di oggetti delle stanze</strong> di epoca vittoriana. L’Horror Vacui non è altro che il desiderio di riempire lo spazio di cose, di non lasciare spazi vuoti o angoli sguarniti.<span id="more-1711"></span></p>
<p>Le ricerche condotte in questo campo hanno evidenziato come vi sia una relazione inversamente proporzionale fra l’Horror Vacui e la percezione del valore di un prodotto o servizio. Prendiamo ad esempio il caso delle <strong>vetrine dei negozi</strong>: più queste sono costipate di merce in mostra, minore sarà la percezione del valore dei prodotti agli occhi del pubblico; al contrario, negozi che si offrono ai passanti con vetrine <strong>minimaliste</strong>, con pochissimi capi esposti, vengono percepiti come <strong>di più alto livello</strong>, e l’alone di qualità si estende anche ai capi presenti all’interno del punto vendita.</p>
<p>Per molti clienti l’Horror Vacui si manifesta sotto forma di <strong>desiderio di comunicare tutto e subito</strong>: home page che da sole contengono i testi di un sito interno, above the fold nei quali non si riuscirebbe ad aggiungervi nemmeno uno spillo.</p>
<p>In questi casi, a fare la differenza è la tua capacità di designer di <strong>spiegare al cliente le basi fondanti della comunicazione visiva</strong>. Puoi iniziare citando proprio l’esempio della vetrina, oppure mostrando delle pubblicità famose ritagliate da riviste (meglio se di prodotti di fascia alta) che utilizzano il white space in modo saggio ed oculato – tipico il caso gioielli, profumi, auto di lusso. Oppure come in questa campagna di Ikea, dedicata al periodo dei saldi <em>(non efficacissima nei contenuti, ma decisamente focalizzata nel visual)</em>:</p>
<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/ikea1.jpg" rel="lightbox[1711]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1718" title="Campagna Ikea Saldi" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/ikea1.jpg" alt="" width="590" height="417" /></a></p>
<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/ikea2.jpg" rel="lightbox[1711]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1719" title="Campagna Ikea Saldi" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/ikea2.jpg" alt="" width="590" height="417" /></a></p>
<p><em>Anche i tuoi clienti ti propinano la filastrocca del “si potrebbe aggiungere qualcos’altro”? In che modo gestisci l’obiezione?</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Perché fare oggi ciò che potresti fare domani?” Progetti, ansia ed organizzazione</title>
		<link>http://www.elenaveronesi.com/spunti-ed-idee/1695/perche-fare-oggi-cio-che-potresti-fare-domani-progetti-ansia-ed-organizzazione.php</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 21:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spunti ed idee]]></category>

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		<description><![CDATA[In America la chiamano la &#8220;I&#8217;ll do it tomorrow – category”. Nel 1970 il 5% degli americani ammetteva di procrastinare regolarmente le sue attività; oggi a confessarlo è il 26%. Noi italiani non siamo da meno: rimandare a domani ciò che si potrebbe far oggi aumenta esponenzialmente la tendenza a procrastinare. Allo stesso tempo cresce<br/><a href="http://www.elenaveronesi.com/spunti-ed-idee/1695/perche-fare-oggi-cio-che-potresti-fare-domani-progetti-ansia-ed-organizzazione.php" class="more-link"><span><b>more</b></span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/stock-photo-16973332-now-and-later-check-boxes.jpg" rel="lightbox[1695]"><img class="previewimage"   title="stock-photo-16973332-now-and-later-check-boxes" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/stock-photo-16973332-now-and-later-check-boxes.jpg" alt="" width="212" height="141" /></a>In America la chiamano la <em>&#8220;<strong>I&#8217;ll do it tomorrow – categor</strong></em><strong>y</strong><em>”</em>.<br />
Nel 1970 il 5% degli americani ammetteva di procrastinare regolarmente le sue attività; oggi a confessarlo è il 26%. Noi italiani non siamo da meno: <strong>rimandare a domani</strong> ciò che si potrebbe far oggi aumenta esponenzialmente la tendenza a procrastinare. Allo stesso tempo cresce proporzionalmente anche l&#8217;ansia per il compito o l&#8217;attività che dev’essere terminata. In sintesi, si crea un circolo vizioso che è bene rompere. <strong>Ecco qualche consiglio.</strong><strong></strong></p>
<p><strong><span id="more-1695"></span>Considera le scadenze come opportunità</strong><br />
Le deadlines sono perfette per mettere in moto la tua<strong> creatività</strong>. Questa, infatti, trova cibo ed energia nel favorevole livello di stress ed ansia positiva che si crea quando dobbiamo terminare di tutta fretta un progetto. <strong>Il pensiero si affina</strong>, la mente si concentra e le cose futili vengono accantonate per dare spazio alla ricerca della soluzione. Impara a vivere bene questi momenti e troverai una strada preferenziale per raggiungere l’Eureka.<br />
<strong><br />
Metti al corrente altre persone del tuo progetto</strong><br />
In base allo schema comportamentale conosciuto come <strong>&#8220;Impegno e Coerenza&#8221;</strong>, siamo più portati a tenere maggior fede ad un impegno preso in pubblico piuttosto che ad una promessa fatta a noi stessi. Ci sentiamo in dovere di dar conto ad altre persone, sentiamo<strong> la pressione delle loro aspettative</strong>. Questo ci solleciterà a tenere fede al nostro impegno. Perciò: devi realizzare un nuovo progetto ma temi di non farcela? <strong>Comincia raccontandolo a tutti!</strong></p>
<p><strong>Suddividi il progetto in passi più piccoli</strong><br />
Il modo in cui ti immagini un problema è il punto di partenza della sua soluzione. Un compito ostico e mal formulato può dar adito ad ansia, alla paura di non farcela. In molti casi si tratta soltanto di<strong> una questione di percezione</strong>. Inizia suddividendo il progetto in step più piccoli e semplici da portare a termine: il compito generale ti sembrerà più alla portata. E’ più facile concludere tante piccole cose piuttosto che portarne a termine una molta grande ed impegnativa.<br />
Inoltre, mano a mano che termini i<strong> singoli step</strong>, vedrai aumentare la tua soddisfazione per tutte le cose che sei riuscito a fare.</p>
<p>E voi, che cosa ne pensate: siete tentati dal “rimando”? O siete bravi e anticipate? <em>Io faccio parte della prima categoria <img src='http://www.elenaveronesi.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un buon proposito per l’anno nuovo: studiate più UX</title>
		<link>http://www.elenaveronesi.com/books/1689/un-buon-proposito-per-lanno-nuovo-studiate-piu-ux.php</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 20:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Books]]></category>

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		<description><![CDATA[I primi giorni dell’anno sono i migliori per fare progetti: 12 mesi nuovi di zecca che aspettano soltanto di essere impiegati nel miglior modo possibile. Specializzarsi in una nuova tematica, approfondire le proprie conoscenze o semplicemente scoprire qualche cosa di più su di un argomento che ci potrebbe essere utile. Come ad esempio la UX.<br/><a href="http://www.elenaveronesi.com/books/1689/un-buon-proposito-per-lanno-nuovo-studiate-piu-ux.php" class="more-link"><span><b>more</b></span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tinyurl.com/7fm7uor"><img class="previewimage"   title="Undercover User Experience Design" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/undercover.jpg" alt="Undercover User Experience Design" width="213" height="285" /></a>I primi giorni dell’anno sono i migliori per fare progetti: <strong>12 mesi nuovi di zecca</strong> che aspettano soltanto di essere impiegati nel miglior modo possibile. Specializzarsi in una nuova tematica, approfondire le proprie conoscenze o semplicemente scoprire qualche cosa di più su di un argomento che ci potrebbe essere utile. <strong>Come ad esempio la UX</strong>.</p>
<p>“<a title="Undercover User Experience Design" href="http://tinyurl.com/7fm7uor" target="_blank"><em><strong>Undercover User Experience Design</strong></em></a>” è un agile manualetto che affronta la UX con un tono dinamico e molto pratico. Scritto da Cennydd Bowles e James Box non è una semplice introduzione all’argomento, bensì un elenco denso e operativo di consigli per imparare a <strong>guardare il mondo del design</strong> (in ogni senso) in modo diverso.</p>
<p><em>“Once you catch the user experience bug, the world changes. Doors open the wrong way, websites don’t work, and companies don’t seem to care. And while anyone can learn the UX remedies usability testing, personas, prototyping and so on unless your organization ‘gets it’, putting them into practice is trickier”</em>.</p>
<p><strong>Un interessante punto di partenza</strong> per progettare i buoni propositi dell’anno nuovo.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ecco a voi la pubblicità: il tessitore Hapu e il suo schiavo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 08:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spunti ed idee]]></category>

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		<description><![CDATA[Conosciamo le origini di molte cose: del telefono, della lampadina, della prima auto. Ma cosa mi dite della pubblicità: chi ne è stato l’inventore? A quando risale il primo messaggio promozionale? Tutto ebbe inizio nell&#8217;antico Egitto, per cui mettetevi comodi ed iniziate ad immaginare un tipico mercato all’ombra delle piramidi… Quello che gli studiosi considerano<br/><a href="http://www.elenaveronesi.com/spunti-ed-idee/1675/ecco-a-voi-la-pubblicita-il-tessitore-hapu-e-il-suo-schiavo.php" class="more-link"><span><b>more</b></span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/schiavi.jpg" rel="lightbox[1675]"><img class="previewimage"   title="Hapu e l'inizio della pubblicità" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/schiavi-150x150.jpg" alt="Hapu e l'inizio della pubblicità" width="150" height="150" /></a>Conosciamo le origini di molte cose: del telefono, della lampadina, della prima auto. Ma cosa mi dite della pubblicità: chi ne è stato l’inventore? <strong>A quando risale il primo messaggio promozionale?</strong> Tutto ebbe inizio nell&#8217;antico Egitto, per cui mettetevi comodi ed iniziate ad immaginare un tipico mercato all’ombra delle piramidi…<span id="more-1675"></span></p>
<p>Quello che gli studiosi considerano uno dei primissimi esempi di pubblicità risale al <strong>1000 a.C.</strong> ed è conservato al British Museum di Londra. E’<strong> un papiro trovato nella città di Tebe</strong> sul quale compare l’annuncio lasciato da <strong>Hapu il tessitore</strong> affinché i cittadini lo aiutino a rintracciare uno schiavo fuggito. Descritto in questi termini il messaggio non pare affatto pubblicitario: è un semplice comunicato di scomparsa. La svolta promozionale, però, arriva alla fine e testimonia di quanto il tessitore egiziano avesse visto lungo sul <strong>potenziale di un messaggio esposto al pubblico</strong>, davanti agli occhi di moltissimi potenziali clienti.</p>
<p>Ecco che cosa dice il papiro:</p>
<p><em>“Dopo essere stato abbandonato dal suo schiavo, il datore di lavoro Hapu Sem, il tessitore, invita tutti i buoni cittadini di Tebe ad aiutare a trovarlo. L&#8217;ittita è alto cinque piedi, è di corporatura robusta ed ha occhi castani. Egli [il tessitore] offre un pezzo d&#8217;oro a chi fornisce informazioni su dove si trovi, a chi lo consegnerà alla tenda di Hapu, il tessitore, dove si tessono le stoffe più belle di tutta Tebe secondo i gusti di ognuno&#8221;.</em></p>
<p>Il comunicato di scomparsa si conclude con una promozione al punto vendita davvero ingegnosa: “<strong>dove si tessono le stoffe più belle di tutta Tebe secondo i gusti di ognuno</strong>”. Una scelta decisamente elegante che, unita all’ipotesi di <strong>una possibile ricompensa</strong>, con ogni probabilità avrà portato più di qualche cittadino di Tebe a fare una capatina alla tenda di Hapu, il tessitore.</p>
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		<title>Profumi e fragranze: piccoli espedienti natalizi che rafforzano il brand</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricordate l’aroma della torta della nonna che mangiavate da piccoli? Oppure quello fresco e pungente della casa delle vacanze? O ancora il profumo di nuovo di un’auto appena comprata? I ricordi olfattivi sono i più persistenti: a livello neurologico il naso trasmette le informazioni che riceve direttamente all’old brain, la parte rettile e più istintuale<br/><a href="http://www.elenaveronesi.com/spunti-ed-idee/1663/profumi-e-fragranze-piccoli-espedienti-natalizi-che-rafforzano-il-brand.php" class="more-link"><span><b>more</b></span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/naso.jpg" rel="lightbox[1663]"><img class="previewimage"   title="Profumi e fragranze persuasivi" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/naso-150x150.jpg" alt="Profumi e fragranze persuasivi" width="150" height="150" /></a>Ricordate l’aroma della torta della nonna che mangiavate da piccoli? Oppure quello fresco e pungente della casa delle vacanze? O ancora <strong>il profumo di nuovo di un’auto appena comprata</strong>?<br />
I<strong> ricordi olfattivi</strong> sono i più persistenti: a livello neurologico il naso trasmette le informazioni che riceve direttamente all’old brain, la parte rettile e più istintuale del nostro cervello.</p>
<p>Giocando sulla persistenza di questi ricordi, <strong>Hyundai</strong> ha inviato ai clienti una holiday card contenente una decorazione per l’albero di Natale: un “<em>arbre magique</em>” modello sportivo, che <strong>profuma di auto nuova!</strong></p>
<p><span id="more-1663"></span></p>
<p>La scelta promozionale è decisamente interessante: da un lato si invia qualche cosa di <strong>concreto e gradito</strong> (un biglietto di auguri) direttamente nella case dei clienti; dall’altro si fa leva sui ricordi, rendendo i nuovi acquirenti<strong> ancora più felici</strong>, e stimolando i desideri in quelli già rodati.</p>
<p><strong>Un’idea semplice e intelligente</strong> per rimanere in contatto con la propria clientela.</p>
<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/hyundai-holiday-card.jpg" rel="lightbox[1663]"><img class="aligncenter  wp-image-1668" title="hyundai-holiday-card" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/hyundai-holiday-card-1024x748.jpg" alt="" width="600" height="438" /></a></p>
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		<title>Quello che avreste voluto sapere su Babbo Natale ma i vostri genitori non hanno mai voluto dirvi!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 10:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente è la notte del 24 dicembre. Ascoltate, sta scendendo dal camino: è alto, magro, vestito da prete…No, un attimo: questo non è Babbo Natale! E allora, chi diamine è?!? Fermi tutti: facciamo un passo indietro. La storia di Babbo Natale è lunga e complicata: basta dare un’occhiata alla pagina a lui dedicata su Wikipedia<br/><a href="http://www.elenaveronesi.com/spunti-ed-idee/1594/quello-che-avreste-voluto-sapere-su-babbo-natale-ma-i-vostri-genitori-non-hanno-mai-voluto-dirvi.php" class="more-link"><span><b>more</b></span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/428px-MerryOldSanta.jpg" rel="lightbox[1594]"><img class="previewimage"   title="Antica illustrazione del 1881 di Thomas Nast " src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/428px-MerryOldSanta.jpg" alt="" width="159" height="224" /></a><br />
Finalmente è la notte del <strong>24 dicembre</strong>. Ascoltate, sta scendendo dal camino: è alto, magro, vestito da prete…No, un attimo: <strong>questo non è Babbo Natale</strong>! E allora, chi diamine è?!? Fermi tutti: facciamo un passo indietro.</p>
<p>La storia di Babbo Natale è lunga e complicata: basta dare un’occhiata alla pagina a lui dedicata su <a href="http://tinyurl.com/cto67o2" target="_blank">Wikipedia</a> per rendersi conto di quante e quali siano le origini legate all’ometto che porta i regali. Nel corso dei secoli le sue <strong>rappresentazioni</strong> sono state viziate dalle tradizioni di origine, ed ancora adesso lo si può trovare in <strong>abiti da vescovo</strong> in Belgio, Repubblica Ceca e Paesi Bassi.</p>
<p><span id="more-1594"></span></p>
<p>La figura più conosciuta dell’uomo anziano con il cappotto deriva dal <strong>personaggio russo di Nonno Gelo</strong> (che però vestiva un cappotto azzurro), ma la sua diffusione nel mondo occi<a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/cokelore_santa_1931.jpg" rel="lightbox[1594]"><img class="alignright  wp-image-1625" title="Babbo Natale della Coca Cola" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/cokelore_santa_1931-233x300.jpg" alt="" width="169" height="218" /></a>dentale con le sembianze odierne è in parte anche merito delle illustrazioni che <strong>Haddon Sundblom</strong> realizzo nel 1931 per il <strong>brand Coca Cola</strong>.<br />
Il faccione sorridente con le gote rubizze, il cappotto rosso ed impellicciato ed il pancione sazio è comparso per decenni sulle confezioni e gli spot della celebre bevanda contribuendo alla sua diffusione.</p>
<p>Una delle cose più curiose, però, è il ruolo di <strong>Babbo Natale come testimonial</strong>: ogni dicembre i brand fanno a gara per accaparrarsi la figura del paffuto vecchietto su pagine pubblicitarie e spot. Durante tutto il 900 il celebre Babbo ha offerto bibite analcoliche, dolciumi, ma anche prodotti molto più “particolari” e strani, come quelli che seguono.</p>
<p>Nel 1977 la Smith Corona SCM Corporation si servì di Babbo Natale per promuovere la sua <strong>macchina da scrivere portatile elettrica</strong>.</p>
<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/x212.jpg" rel="lightbox[1594]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1605" title="Smith Corona SCM Corporation" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/x212.jpg" alt="" width="432" height="577" /></a></p>
<p>Meno conosciuta è la passione del vecchietto per il fumo: <strong>Pall Mall, Lucky Strike e Chesterfields </strong>l’hanno ritratto mentre si gusta un momento di relax fra un camino e l’altro.</p>
<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/odd_santa_ads_8.jpg" rel="lightbox[1594]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1613" title="Santa Claus PallMall" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/odd_santa_ads_8.jpg" alt="" width="362" height="500" /></a><br />
<a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/odd_santa_ads_4.jpg" rel="lightbox[1594]"><img class="aligncenter  wp-image-1614" title="Santa Claus Lucky Strike" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/odd_santa_ads_4.jpg" alt="" width="364" height="522" /></a><br />
<a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/odd_santa_ads_2.jpg" rel="lightbox[1594]"><img class="aligncenter  wp-image-1615" title="Santa Claus Chesterfields" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/odd_santa_ads_2.jpg" alt="" width="368" height="463" /></a></p>
<p>Decisamente politico il Babbo Natale di una <strong>pubblicità di calzini</strong>!</p>
<p><a href="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/odd_santa_ads_5.jpg" rel="lightbox[1594]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1622" title="odd_santa_ads_5" src="http://www.elenaveronesi.com/wp-content/uploads/odd_santa_ads_5.jpg" alt="" width="373" height="500" /></a></p>
<p>Ai giorni nostri, Apple non poteva perdere l’occasione di un testimonial d’eccellenza, e quindi eccolo alle prese con <strong>il nuovo iPhone4s</strong>.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/5qcmCUsw4EQ?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Ed infine ritroviamo Babbo Natale in uno <a href="http://tinyurl.com/d9fe2d6" target="_blank">spot social</a> molto delicato e commovente dedicato al <strong>problema del Parkinson</strong>.</p>
<p><em><strong>Auguro a tutti voi un felice Natale ed un 2012 pieno di bellissime sorprese!</strong></em></p>
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