“Accanto all’invadenza del fenomeno pubblicitario le critiche vertono sulla ripetitività, la noia, la stupidità di gran parte della produzione pubblicitaria: critiche espresse da un pubblico […] per niente pregiudizialmente ostile nei confronti della pubblicità e pronto a riconoscere il proprio interesse e coinvolgimento quando non addirittura entusiasmo nei confronti di alcune realizzazioni pubblicitarie”.
Ad affermare questo, nel 2002, era il sociologo Giampaolo Fabris, nel suo libro “La pubblicità, teorie e prassi” (Ed. Franco Angeli). Rileggendolo ora, dopo quasi 10 anni, pare che le cose non siano cambiate granché.
Basta accendere il televisore a qualsiasi ora del giorno e della notte per essere il bersaglio di spot sciocchi che si contendono la palma della stupidità pubblicitaria. Si inizia con la stucchevole e patinata comunicazione di una pasta, si passa per l’ennesimo e banalissimo spot di un profumo per arrivare al cattivo gusto di un’insulsa ragazza che, ostinata, decide di “cambiarsi lo slip” mentre sta lavorando in negozio! Dire che siamo alla frutta è poco.
Ideare delle pubblicità utili e intelligenti significa instaurare con l’utente un patto di “reciprocità”: io brand ti intrattengo e ti diverto in modo intelligente, e in cambio mi piacerebbe che tu mi offrissi la tua fiducia. Basterebbe partire da questo presupposto per impostare delle campagne pubblicitarie che pensino prima di tutto all’utente, e solo dopo al prodotto.
Ecco qualche esempio che esce dagli schemi della banalità:
Advertising Agency: twofifteenmccann, USA
Chief Creative Officer: Scott Duchon
Advertising Agency: Walker, Zurich, Switzerland
Executive Creative Director: Pius Walker
Uno spot un po’ datato, ma che all’epoca aveva fatto centro:
Advertising Agency: PMSvW – Young & Rubicam
Art Director: Matthias Schut
In conclusione un’avvertenza: l’intrattenimento, il divertimento non può essere fine a se stesso. Creare una campagna che piace senza però fare opera di branding non ha molto senso. Ce lo insegna la celeberrima campagna “Buonasera” che ha divertito per mesi i telespettatori italiani. Molti dei quali, però, non riescono a ricordare quale fosse il prodotto reclamizzato!

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