Anche il tuo cliente soffre di “Horror Vacui”? Ecco la cura ;-)

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Molti ne sono affetti ma non lo sanno. Guardano il design che hai appena progettato, forse notano il buon bilanciamento fra pieni e vuoti, l’armonia che hai creato fra gli elementi compositivi grazie al white space. Poi però si manifesta il disagio, il momento di mancamento, il colpo di testa: “Bello!…Ma non si potrebbe riempire un po’?!?”. Eccolo, l’ha detto.

L’espressione latina “Horror Vacui” si riferisce alla paura del vuoto, inteso come spazio libero da elementi. Il primo ad utilizzarla in ambito artistico è stato il critico italiano Mario Praz, che la citava per descrivere la densa confusione di oggetti delle stanze di epoca vittoriana. L’Horror Vacui non è altro che il desiderio di riempire lo spazio di cose, di non lasciare spazi vuoti o angoli sguarniti.

Le ricerche condotte in questo campo hanno evidenziato come vi sia una relazione inversamente proporzionale fra l’Horror Vacui e la percezione del valore di un prodotto o servizio. Prendiamo ad esempio il caso delle vetrine dei negozi: più queste sono costipate di merce in mostra, minore sarà la percezione del valore dei prodotti agli occhi del pubblico; al contrario, negozi che si offrono ai passanti con vetrine minimaliste, con pochissimi capi esposti, vengono percepiti come di più alto livello, e l’alone di qualità si estende anche ai capi presenti all’interno del punto vendita.

Per molti clienti l’Horror Vacui si manifesta sotto forma di desiderio di comunicare tutto e subito: home page che da sole contengono i testi di un sito interno, above the fold nei quali non si riuscirebbe ad aggiungervi nemmeno uno spillo.

In questi casi, a fare la differenza è la tua capacità di designer di spiegare al cliente le basi fondanti della comunicazione visiva. Puoi iniziare citando proprio l’esempio della vetrina, oppure mostrando delle pubblicità famose ritagliate da riviste (meglio se di prodotti di fascia alta) che utilizzano il white space in modo saggio ed oculato – tipico il caso gioielli, profumi, auto di lusso. Oppure come in questa campagna di Ikea, dedicata al periodo dei saldi (non efficacissima nei contenuti, ma decisamente focalizzata nel visual):

Anche i tuoi clienti ti propinano la filastrocca del “si potrebbe aggiungere qualcos’altro”? In che modo gestisci l’obiezione?

12 Commenti

  1. Verissimo. La spiegazione sull’occupazione dello spazio è ottima ed è davvero così, l’esempio della vetrina di un negozio non ha caso è calzante. Confermo inoltre la volontà dei clienti di “aggiungere cose” quando invece si crea solo ed esclusivamente confusione (esempi sono banner di lofo partner, musiche, sfondi animati, pulsanti enermi e dai colori sgargianti, fotografia ogni dove).
    Bellissimo post!

    Ciao
    Daniele

    Commento di Daniele Ferla del gennaio 27, 2012 alle 12:04 pm

  2. Ciao Daniele,
    grazie del commento!
    Rincuora sapere che non soltanto i miei clienti sono così :)

    Commento di Elena del gennaio 27, 2012 alle 2:42 pm

  3. e poi ci sono quelli che ti dicono “ma io la pago tutta la pagina pubblicitaria perchè l’hai riempita solo a metà?”…

    Commento di Martina del gennaio 27, 2012 alle 3:31 pm

  4. Caspita Martina: comincio a pensare che abbiamo almento un cliente in comune?!
    Alle volte i committenti pensano che le pagine web siano superfici da piastrellare, senza lasciare nemmeno uno spazzietto. E poi -regolarmente- si lamentano perchè ai loro clienti non piacciono! Bella scoperta ;)
    A presto!

    Commento di Elena del gennaio 27, 2012 alle 3:42 pm

  5. eheheh scommetto che a voi nessuno ha chiesto di inserire più di 1000 prodotti in una home…
    …facciamo vedere che abbiamo una vasta scelta…

    Commento di Vugan del gennaio 27, 2012 alle 6:12 pm

  6. grrrrr ho fatto casino… grrrrr

    Commento di Vugan del gennaio 27, 2012 alle 6:13 pm

  7. La miseria! “…Facciamo vedere che abbiamo una vasta scelta…” in effetti è una logica ferrea ;)

    Commento di Elena del gennaio 27, 2012 alle 6:23 pm

  8. Però possiamo ammettere che anche il caos può avere un’armonia di fondo che lo rende leggibile. L’esempio caotico di una vetrinà che è meno efficace rispetto ad una vetrina con pochi prodotti ben posizionati vale solo per alcuni prodotti. Immaginate di vedere una vetrina di una pasticceria con 4/5 prodotti uno lontano dall’altro, ecco a mio avviso una vetrina così (per questa tipologia di prodotto) è meno efficace rispetto ad una vetrina imbandita di mille leccornie che da il senso di abbondanza, di goloso, di peccato di gola.
    Che ve ne pare del mio esempio?

    Commento di Mario del gennaio 27, 2012 alle 8:15 pm

  9. Il problema, a mio avviso, è che troppo spesso si rende necessario diventare “formatori-forzatori” del cliente soprattutto per chi, come me, opera prevalentemente in una realtà poco abituata alla comunicazione pubblicitaria. La spazio di lavoro è visto come un secchio in cui gettare il maggior numero possibile di elementi senza curarsi del messaggio, dell’estetica o più prosaicamente del buon gusto.

    Commento di Lorenzo del gennaio 30, 2012 alle 11:28 am

  10. Hai ragione Lorenzo: spesso bisogna forzare la mano per far capire certe dinamiche. L’importante è che gli utenti comprendano la logica. Noi designer dobbiamo imparare ad essere prima di tutto dei divulgatori. Edudare il target è il primo passo per una comunicazione migliore.
    A presto :)

    Commento di Elena del gennaio 30, 2012 alle 11:51 am

  11. Bel post, Elena !! Cose così capitano a tutti, soprattutto quando non hai nel portfolio un lavoro fatto per quel tal cliente molto conosciuto.
    Perché fare esempi di altre marche che tu non gestisci, non funziona sempre, la risposta tipica è: si ma io non sono Ikea, non è il mio caso.

    Detto questo, vorrei, se possibile, allargare il discorso partendo dal presupposto opposto: quando si vuole far percepire che il prodotto è di “basso valore economico”.
    Se pensiamo alle aree offerta dei supermercati, sono sempre un disordine assoluto eppure attirano praticamente tutti i clienti.
    Sul web come vedi questa cosa?

    Commento di Giampietro Tocchio del febbraio 7, 2012 alle 10:54 am

  12. Il tuo commento è molto interessante.

    In effetti, nella grande distribuzione, capita spesso di imbattersi in aree caotiche dove i clienti si azzuffano per trovare un’offerta. In genere a suscitare il parapiglia sono i così detti “cestoni”, ovvero ampi contenitori al cui interno trovano spazio prodotti dai prezzi appetibili e convenienti. In questo caso, però, non parliamo di “horror vacui”, perché qui la percezione del valore e l’attrazione che esercitano non dipendono dal design, bensì dalla possibilità di scoprire un affare.

    I prodotti sono posti alla rinfusa, devono essere presi uno per uno e valutati, guardando la qualità e soprattutto il cartellino del prezzo. L’idea è quello di uno scrigno al cui interno è possibile trovare di tutto e di più. I “cestoni” vedono la loro fortuna nel fattore “possibilità”: potrei trovare l’affare, ma se non inizio a cercare non lo saprò mai.

    Inutile dire che spesso la qualità di questi affari è molto bassa, ed il rapporto qualità prezzo non eccezionale. Ciò non toglie che siano di appeal per gli utenti e che quindi vengano ampiamente utilizzati ed amplificati. Non li inserirei però come termine di paragone nell’ambito dell’horror vacui.

    Sul web l’effetto “cestone” non l’ho ancora riscontrato: la comunicazione online ha bisogno di un certo ordine per essere efficace. Ebay potrebbe avvicinarsi come vastità di scelta è possibilità di trovare qualche cosa di molto conveniente. A tutto questo, però, manca sempre il lato fisico: il poter strappare di mano al vicino di carrello il pantalone appena trovato e super scontato ;)

    Commento di Elena del febbraio 7, 2012 alle 4:21 pm

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