Quante volte, davanti ad un collega/amico/collaboratore che ci mostrava il suo ultimo progetto, ci siamo sentiti ammonire in questo modo: “Guarda, voglio farti vedere una cosa che ho progettato. Ma non guardare il design: non è ancora finito”? Se non è ancora finito, perché lo mostri? La risposta suona brutale, ma bisogna dirla e vi spiego il perchè.
Prendo spunto da un post di Sreeraman Mohan Girija, giovane designer indiano, con il quale mi trovo perfettamente d’accordo quando afferma: “La verità è che un sacco di gente ci chiede di ‘ignorare il design’ semplicemente perché, come esseri umani, tendiamo a giudicare qualcosa di nuovo già dalla prima occhiata. Si tratta di una verità universale”. E giudicando dalla prima occhiata ci lasciamo fortemente influenzare dall’aspetto visivo, ancor di più quando questo non è all’altezza.
Possono parlarci fino allo svenimento di quali saranno le funzionalità, l’usabilità e tutto il resto, ma se la prima impressione non è soddisfacente non saremo mai in grado di farci un’idea concreta e corretta di quello che ci stanno presentando.
Se vale per noi, che siamo addetti ai lavori, figuratevi per il cliente che di competenze (ed immaginazione!) in genere ne ha poche. Si rischia davvero di perdere delle grandi occasioni.
Spesso ci lasciamo guidare da falsi entusiasmi, e diamo in pasto al cliente progetti che per metà sono sulla carta e per metà nella nostra testa. Per educazione affermiamo “non faccia caso al design…”, ma ciò che in realtà il cliente comprende è “Siamo sempre in tempo a cambiarlo in base a quello che piace a lei!”.
Molte volte siano noi designer i primi a sottovalutare il nostro ruolo, accettando di collaborare a progetti già iniziati e quindi ponendoci nel ruolo di “aggiustatori finali”. Lavorare sull’aspetto visivo di un prodotto non significa abbellirne il lato estetico; al contrario, vuol dire prendere parte alla costruzione di qualche cosa sin dal principio, dalla sua gestazione, perché non esiste prodotto che non abbia una sua presenza fisica ed una sua interfaccia con il mondo esterno. Quindi non esiste prodotto senza design.
Il design viene ancora troppo spesso considerato come una componente personale, di gusto: “Mi piace” o “Non mi piace”. Peccato che tutto questo si basi su di un grande malinteso in termini, perché come affermava Steve Jobs: “Most people make the mistake of thinking design is what it looks like […] That’s not what we think design is. It’s not just what it looks like and feels like. Design is how it works”.
Riprendo ancora Mohan Girija: “Se chiediamo a 10 persone di fare uno schizzo a matita di Monna Lisa, si può essere certi che ognuno di loro cercherà di farlo a prescindere dalle sue abilità nel disegno; ma se a le stesse 10 persone viene chiesto di risolvere un problema aritmetico, il numero delle persone che deciderà di provare a risolverlo si abbasserà drasticamente. Come mai? Perché la soluzione del problema di matematica richiede la conoscenza di base delle regole e dei principi coinvolti; nel caso del disegno pare invece che queste regole di fondo non ci siano, e quindi non siano necessarie”.
Il design viene spesso percepito come qualche cosa di semplice, che può essere fatto “dopo”, che si basa solo sulla creatività, sulla capacità di disegnare e che non ha un fondamento teorico. Una posizione chiaramente errata ma che condiziona tanti processi produttivi.
Che cosa possiamo fare come designer? Come prima cosa non arrenderci, e far capire che lo sviluppo ha i suoi tempi. Non date in pasto ai clienti progetti dettati dalla fretta, scheletri con poca carne e senza pelle. Aspettate che tutto sia ok sul fronte del design prima di presentarlo.
Secondariamente, fate il possibile per educare il cliente, per far capire quanto l’aspetto visivo sia necessario e non un semplice abbellimento finale. Perché il rovescio della medaglia è il “cattivo design”, ed anch’esso ha un suo costo in termini di mancate conversioni. Un costo molto più salato.



10 Commenti
Ahimè, quanto è vero. E soprattutto rimango stupito da quanto anche chi ha una formazione tecnica si fa influenzare dal “design” quando si presenta un prototipo. C’è anche da dire che probabilmente il web ha abituato male gli utenti, alzando l’asticella per tutti…
Ciao Daniele,
grazie del tuo commento
Lasciarsi influenzare dal design non è una cosa negativa. L’errore che non bisogna compiere è credere che non accada, a quindi presentare progetti visivamente “immaturi” che non comunicano le vere potenzialità di ciò che è stato pensato.
Ciao Veronica
Chiarisco: condivido quello che dici nell’articolo, ovvero che è impossibile non farsi influenzare dal design e pure dalla semplice estetica (in quanto esseri umani). Ciò di cui mi lamento è che, in molti casi, anche chi per professione dovrebbe saper giudicare con occhio esperto aspetti che nulla hanno a che vedere con l’estetica non sappia superare quella prima impressione di cui parli. E anche se io di solito sto attento agli aspetti di comunicazione visiva (pur nei miei limiti di ingegnere
ogni tanto ci rimango fregato!
Hai ragione: alle volte bisogna ammettere che, pur con tutta la buona volontà, la mente del cliente ha davvero poca immaginazione
(Veronica?!)
Oops, scusa Elena! Non so da dove sia venuto questo Veronica, anche se ho una cliente che si chiama così… lapsus freudiano??
Comunque, fosse il cliente sarebbe giustificato, io parlavo di colleghi e soprattutto capi
PS: è il VERONesi che mi ha fregato!
Completamente d’accordo…anche se in tempi di crisi purtroppo si tende a sacrificare lo studio del design. tante persone pensano che importante sia solo come funzioni..ma ahimè si dimenticano che l’occhio deve avere la sua parte! Forse è la parte più dura educare il cliente al buon design. Un controsenso visto che viviamo in un paese “fondato” sull’arte! no?
Diciamo pure che viviamo in un paese all’insegna dei controsensi
Secondo me l’errore di fondo è confondere il termine design col termine disegno
Il design È il processo creativo e non solo la “confezione” estetica del progetto
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