In my sketchbook

Disegnare con le scarpe da ginnastica!

Quando la mano scopre quanto la penna stia comoda tra le sue dita, non la lascia più. Disegnare è un po’ come correre: un’azione spontanea, naturale, che può interrompersi (per un infortunio, ad esempio) ma che non si dimentica affatto. Fa parte della nostra natura.

Sin dall’antichità l’essere umano ha sentito la necessità di esprimersi visivamente, di registrare le sue esperienze e i suoi sogni su supporti che li custodissero nel tempo. Ne sono testimonianza i dipinti rupestri di Altamira in Spagna, di Lescaux in Francia e Alta in Norvegia, solo per citarne alcuni.

Sin da bambini troviamo naturale tracciare segni e forme con ogni tipo di strumento, dalla penna su di un foglio di carta al bastoncino sulla sabbia. Ma raggiunta una certa età molti di noi perdono il gusto per il disegno libero e spensierato, e sentono affiorare la paura dell’errore.

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Creativi in erba, Spunti ed idee

Siamo geni, non matti: le abitudini dei grandi creativi

Truman Capote, il celebre autore di Colazione da Tiffany, si definiva uno “scrittore orizzontale”: componeva le sue pagine stando steso, con un bicchiere di sherry in una mano e la matita nell’altra. Valdimir Nabokov era invece fissato con le schede: scrisse la maggior parte dei suoi romanzi su cartoncini di 7x12 cm che venivano poi ordinati, pinzati e conservati in sottili scatole.
Il grande oratore greco Demostene, terrorizzato dal vizio di procrastinare, si obbligava a rimanere focalizzato nella composizione delle sue orazioni radendosi i capelli su metà della testa; questo piccolo accorgimento lo faceva apparire ridicolo, spegnendo così il suo desiderio di uscire. Dello stesso avviso era Victor Hugo, che chiedeva al valletto di nascondergli i vestiti affinché fosse costretto a rimanere nelle sue stanze a comporre.

Quelle che apparentemente sembrano bizzarrie da star, manie da prima donna, sono invece delle personali abitudini dettate da un solo desiderio: mantenere alta la creatività. Prima ancora che fantasia e inventiva, creatività significa impegno, disciplina, metodo e abnegazione. Il mito dell’illuminazione improvvisa, quella che ti coglie quando meno te l’aspetti, è stato negli anni rivisto e corretto. Le “lampadine” spuntano ancora nei momenti più inattesi, ma non sono il frutto di una capacità creativa divina o congenita, bensì il risultato di un profondo e attento lavoro di preparazione.

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Esercizi creativi

Esercizio creativo: moscerini, creatività e ciò che possiamo imparare sul negative space

Ok, lo ammetto: odio i moscerini. Sono un’animalista convinta ma questi insetti davvero non li sopporto. Ho provato a convincerli che il mio sangue non è il nettare che si aspettano, ma loro si ostinano a pungermi. Così accade che in certe serate diventi uno sniper professionista e mi metta alla caccia di questi piccoli vampiri. Ma cosa accade quando, individuata la vittima, lancio il temibile cuscino dell’Ikea contro il muro? Nasce del negative space.

Ciò che prima era un’immacolata parete bianca, dopo l’omicidio diventa una superficie negativa che ha un solo obiettivo: mettere in evidenza quell’odiosa macchia nera. Ed infatti è li che l’occhio di chiunque tenderà a focalizzarsi (il mio soprattutto!).
Il negative space (o white space) è una componente importante per indirizzare l’attenzione dell’osservatore. Capire come funziona e come servirsene è una competenza che ogni designer deve avere nel suo arsenale. A tal proposito vi suggerisco un esercizio creativo che migliorerà il vostro rapporto con questa importante componente comunicativa. Learn more